Copyright © 2025 – All rights reserved – P.IVA 02583040189
Il progetto SB Portraits © nasce dall’interesse di alcuni grandi fotografi italiani e internazionali, che, colpiti dall’unicità dell’opera di Stefano Bressani, decidono di omaggiarlo con ritratti originali. Ogni scatto rappresenta una testimonianza unica e crea un percorso visivo che esplora il mondo dell’arte attraverso l’obiettivo di autori noti come Giovanni Gastel e Douglas Kirkland. Con la sua collezione, Bressani crea una mostra biografica che racconta non solo il suo percorso artistico, ma anche l’intreccio di amicizie e collaborazioni nate dalla passione condivisa per l’arte.
Roberto Mutti per SB Portraits
Il gioco della messa in posa
Nel mondo della creatività, una delle cose più intriganti è la contaminazione tra i generi, fenomeno che si verifica quando un autore sa esprimersi con identico trasporto, pur usando linguaggi diversi. Nella storia, questo è successo soprattutto nel rapporto tra narrativa e poesia, pittura e scultura, musica e grafica. Tuttavia, quando la fotografia ha fatto irruzione nel mondo delle arti visive, ha dimostrato, grazie alla sua poliedricità, la capacità di adattarsi a dialogare con qualunque forma artistica.
Questo libro lo dimostra raccontando una storia particolare, proprio come quella del suo protagonista, Stefano Bressani, che per le sue “sculture” utilizza un materiale inedito come la stoffa. Così, ha costruito l’immagine di un personaggio elegante come un sarto, bizzarro come un mago, estroso come un inventore. Lo ha fatto mettendo in gioco pochi elementi: il tessuto che usa, le forbici con cui lo taglia, il cappello a cilindro che indossa con disinvoltura. Poi, si è rivolto ai fotografi, che lo hanno accolto con disponibilità, offrendogli una combinazione di questi pochi elementi sicuri che li avrebbero mescolati con il loro estro personale, dando vita a risultati sempre diversi, mai banali o scontati, in un equilibrio di toni che vanno dal rigoroso all’ironico.
Così, le forbici sono state in equilibrio per disegnare la figura di un burattino, proiettate verso il cielo, adattate come una stecca da biliardo o come la spada di un condottiero, e persino trasformate in occhiali. Il cilindro, invece, è finito dappertutto, non solo sulla testa del legittimo proprietario, che a volte compare perfino nudo o moltiplicato come in uno specchio.
Il risultato è una piccola sfida per il lettore e la sua capacità di riconoscere lo stile che caratterizza ogni autore (che non citeremo tutti, ma è come se lo facessimo). Questi fotografi hanno lasciato tracce, a volte nascoste, ma spesso piuttosto evidenti, del loro approccio al ritratto.
Così, se con Stefano Bressani c’è un cagnolino, l’autrice è Silvia Amodio; se la posa è classica, è di Gianni Berengo Gardin; se la ripresa è ardita, la mano è quella di Francesco Cito. Per uno scatto sognante, affidiamoci a Franco Donaggio, per uno onirico a Guido Harari, per uno bizzarro a Marina Alessi o Joe Oppedisano, per uno dinamico a Isabella Balena, per uno concettuale a Pio Tarantini, per uno beffardo a Monica Silva, per uno spettacolare a Graziano Perotti, per uno teatrale a Raoul Iacometti, per uno reportagistico ad Angelo Ferrillo. L’eleganza è da sempre tipica sia di Giovanni Gastel, che posa le forbici come una pochette nel taschino, sia di Piero Gemelli, che le usa per adornare il nastro del cappello. La voglia di alludere all’estetica delle avanguardie storiche caratterizza Maurizio Galimberti, il gioco delle allusioni Mauro Balletti, il gusto per l’ironia Nino Migliori, l’immediatezza Settimio Benedusi, la visione cinematografica Douglas Kirkland e quella artistica Aurelio Amendola.
E ora? Il libro si conclude con una sequenza di opere che lo scultore ha realizzato in omaggio al suo Maestro di riferimento e ai suoi capolavori: Pablo Picasso.
Riguardando i ritratti di cui abbiamo parlato, comprendiamo meglio l’estro dei molti fotografi qui presenti. Ma il gioco non è finito: basterà sfogliare il libro partendo dalle ultime pagine invece che dalle prime per risalire dal segno dello scultore a quello dei fotografi. E molti, immaginiamo, si chiederanno cosa avrebbero fatto se fosse stato chiesto a loro di mettere in posa Stefano Bressani.
Roberto Mutti
Gallery SB Portraits ©
Questo progetto nasce quando alcuni fotografi di rilievo, affascinati dall’unicità del lavoro di Stefano Bressani, gli propongono in segno di stima un ritratto. Nel tempo, grandi nomi della fotografia italiana e internazionale hanno partecipato al progetto, offrendo a Bressani l’occasione di esplorare da vicino il mondo dell’obiettivo d’autore.
Da Giovanni Gastel a Douglas Kirkland, che lo ritrae a Los Angeles, da Nino Migliori, con cui posa nella camera oscura, fino a fotografi di moda, musica e fotoreporter internazionali, il percorso di Bressani si intreccia con personalità eterogenee. SB PORTRAITS © li colloca in ordine alfabetico, superando l’importanza dei rispettivi portfolio e riunendoli in una “famiglia” che celebra il contributo a Bressani, soprannominato il “sarto dell’arte” per il suo iconico cilindro e le forbici.
Le forbici, simbolo di scomposizione, si trasformano nelle sue opere in strumenti che ricompongono volumi morbidi e colorati. Il cilindro, invece, diventa metafora di uno slancio creativo senza limiti, rappresentando l’infinito delle idee.
Il progetto inizia con il fotoreporter Graziano Perotti, la cui amicizia apre le porte a un circuito di fotografi di prestigio. Questi ritratti, stampati in fine art e firmati dagli autori, sono ora parte integrante delle mostre di Bressani, testimonianza tangibile delle connessioni umane e artistiche che celebrano rispetto e ammirazione reciproci.

SKULTOFLOWER © Stefano Bressani